“Stiamo perdendo le nostre radici”, aveva continuato Massimo con la forchetta in mano. “E non venirmi a dire che è sempre successo, che gli italiani sono emigrati a milioni nell’Ottocento, o dopo la Guerra. Questa volta è diverso. Noi non emigriamo, siamo solo in continuo movimento.
"E poi, di notte, arrivavano tutti i pensieri. Insieme alla paura e insieme ai perché. Arrivavano tutti di notte, in mezzo alla notte, nel punto più lontano dalla luce del domani. Nel punto più lontano da ieri con lui.” Susanna è una donna di mezz'età, è sposata, ha due figli, è cattolica, e quel giorno, senza abiurare a nulla di se stessa, decide di fare all'amore con l'uomo con cui lavora da anni.
Una storia vera, ma anche un noir e un atto d’amore. Un libro che si rivela un frullato di accadimenti vissuti connotati da sentimenti forti e virate imprevedibili, attraversati da molteplici contraddizioni, ma mai rinunciatario, nemmeno davanti alla verità più scomode.
Ispirato nel titolo dai versi di Vittorio Sereni, Cara Europa che ci guardi (1915-2015) così è raccontato dall’autore: “Ho allestito una mappa mentale e sentimentale di un’Europa personale e insieme storica, guidata solo da qualcosa che potrei chiamare istinto, o da un pensiero non strutturato e fluttuante, da un ritmo spiazzante e sbandato.
Comincia in uno sperduto paesino della Cina. E subito dilaga in tutto il mondo. La piaga, la peste ambulante, l'epidemia. La guerra degli zombi. Creature mostruose che contagiano e fagocitano il nostro pianeta, la nostra casa. I sopravvissuti sono pochi. Una storia irreale? Il semplice parto della fantasia di uno scrittore? Forse.
Personaggi che sono uno spaccato del cambiamento. Dissacranti, surreali, piccanti, unici. Far conoscere ai più giovani alcune figure originali del nostro passato, anche recente: Ettore Petrolini, Carmelo Bene per il teatro, Rino Gaetano e Gabriella Ferri per la musica, Marco Ferreri per il cinema, Gianfranco Funari per la televisione, il brigante Carmine Crocco per una storia da leggere non sempre e comunque dalla parte dei vincitori. Riscoprire il talento, l’unicità di alcune figure che al conformismo e alla banalità strisciante o conclamata, hanno saputo opporre la loro forza piena di difetti e fragilità.